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Epoca dell’era terziaria: storia, periodi ed evoluzione

L’epoca dell’era terziaria rappresenta un passaggio significativo nella storia del pianeta, un intervallo di tempo in cui la Terra ha completato la transizione da un mondo dominato dai grandi rettili del Mesozoico a un sistema più complesso, caratterizzato da mammiferi diversificati, climi mutevoli e paesaggi sempre più simili a quelli odierni. La trasformazione iniziò circa 66 milioni di anni fa, dopo l’evento di estinzione che segnò la fine dei dinosauri non aviari, e proseguì fino a circa 2,6 milioni di anni fa, quando ebbe inizio il Quaternario.

La ricostruzione di questo periodo richiede l’integrazione di discipline come stratigrafia, paleoclimatologia, geologia, biologia evolutiva e paleontologia. Le informazioni derivano da sedimenti, fossili, isotopi, rocce vulcaniche e tracce dei movimenti delle placche tettoniche. L’obiettivo della ricerca scientifica è comprendere come la vita, il clima e la geografia si siano evoluti in milioni di anni, dando origine a ecosistemi stabili, alle grandi catene montuose e alle forme viventi moderne.

L’era terziaria, pur non essendo più utilizzata nella classificazione ufficiale della scala geologica internazionale, rimane un concetto ampiamente diffuso nella divulgazione, nella didattica e in molti testi generalisti. La sua utilità risiede nella capacità di descrivere un arco temporale unitario, caratterizzato da profonde innovazioni biologiche e da cambiamenti planetari che hanno influenzato in modo diretto la storia successiva.

Epoca dell’era terziaria nella scala geologica

L’epoca terziaria occupa una posizione centrale nel Cenozoico, l’era che segue il Mesozoico. La sua estensione temporale e la ricchezza di eventi che la compongono la rendono un punto di riferimento per comprendere l’evoluzione del pianeta. Le sezioni seguenti introducono la storia e la revisione della nomenclatura scientifica.

Origine storica del termine “Terziario”

Il termine “Terziario” venne introdotto dai primi geologi del Settecento per classificare i depositi rocciosi che apparivano più “recenti” rispetto ai terreni Mesozoici. Si trattava di una classificazione empirica, basata sull’osservazione diretta delle successioni stratigrafiche. Le rocce del Terziario presentavano fossili più simili agli organismi attuali rispetto alle forme preistoriche dei periodi precedenti. La suddivisione, sebbene rudimentale, divenne rapidamente un punto di riferimento per la comunità scientifica dell’epoca.

Perché non è più utilizzato nella nomenclatura moderna

La moderna stratigrafia ha adottato un sistema più dettagliato che distingue due periodi principali: Paleogene e Neogene. Questo cambiamento ha migliorato la precisione nella datazione delle rocce e nella collocazione degli eventi evolutivi. La sostituzione del termine “Terziario” risponde quindi a esigenze metodologiche: la definizione originale era troppo ampia per essere utilizzata in modo rigoroso all’interno della scala geologica contemporanea.

Durata, limiti temporali e collocazione nell’evoluzione della Terra

L’arco temporale corrispondente alla vecchia definizione di Terziario va da 66 a 2,6 milioni di anni fa, un intervallo di grande complessità. Le evidenze mostrano un pianeta in rapido cambiamento: calotte polari in formazione, spostamento dei continenti, riscaldamenti improvvisi e raffreddamenti progressivi. Le linee evolutive delle specie, con particolare attenzione ai mammiferi e agli uccelli, si svilupparono con velocità e intensità mai osservate nei periodi precedenti.

Come si suddivide l’epoca terziaria

La suddivisione moderna dell’ex Terziario si compone di due periodi principali, ciascuno articolato in epoche caratterizzate da eventi climatici e biologici distinti.

Paleogene: Paleocene, Eocene, Oligocene

Il Paleocene rappresenta una fase di ripresa ecologica dopo l’estinzione dei dinosauri. I mammiferi iniziano a occupare nuove nicchie e alcune aree presentano foreste lussureggianti.
L’Eocene mostra un marcato aumento delle temperature globali, con ambienti simili a foreste tropicali presenti anche ad alte latitudini. La biodiversità aumenta in modo significativo.
L’Oligocene segna una graduale diminuzione delle temperature, con la formazione delle prime estese calotte glaciali in Antartide. Le praterie iniziano a sostituire le foreste in molte regioni.

Neogene: Miocene e Pliocene

Durante il Miocene, molte famiglie di mammiferi raggiungono la loro piena diversificazione. Appare la grande fauna delle praterie, gli oceani ospitano nuove forme di cetacei e i continenti assumono configurazioni più moderne.
Il Pliocene prosegue il trend di raffreddamento globale, con oscillazioni climatiche più marcate e la progressiva formazione dei paesaggi tipici del Quaternario.

Perché il Quaternario è considerato separato dal Terziario

Il Quaternario introduce cicli glaciali definiti, cambiamenti climatici più rapidi e l’espansione degli ominidi. Questi elementi, insieme alla nascita della specie umana, ne giustificano la distinzione terminologica rispetto alle fasi precedenti.

Cambiamenti biologici dopo l’estinzione dei dinosauri

Le conseguenze dell’estinzione di fine Cretaceo furono profonde e durature. La liberazione di nuove nicchie ecologiche consentì l’espansione degli organismi dotati di maggiore plasticità evolutiva.

Gli ecosistemi terrestri tornarono a stabilizzarsi nei primi milioni di anni del Paleogene. Piante e animali iniziarono a diffondersi in ambienti rinnovati, sviluppando adattamenti che permisero loro di prosperare.

Durante il Terziario, i mammiferi divennero i principali protagonisti della biosfera. Le linee evolutive degli ungulati, dei carnivori, dei cetacei e dei primati si consolidarono, mantenendo molte caratteristiche riconoscibili ancora oggi.

Le catene alimentari subirono un’evoluzione significativa. La comparsa di erbivori di grandi dimensioni generò l’emergere di predatori più efficienti. I mari videro la nascita di nuove specie di squali, cetacei e pesci pelagici.

Clima e ambienti nel Terziario

Il clima del Terziario fu uno dei fattori più importanti nel plasmare l’evoluzione biologica e la conformazione dei paesaggi terrestri. Le condizioni atmosferiche attraversarono fasi marcate, con transizioni da periodi estremamente caldi a raffreddamenti progressivi che portarono alla formazione delle prime calotte glaciali stabili.

Studi geologici, analisi degli isotopi dell’ossigeno e carote di sedimenti marini dimostrano quanto i cambiamenti climatici di questo lungo intervallo abbiano inciso sulla distribuzione delle piante, sull’evoluzione degli animali e sulle dinamiche degli ecosistemi.

Climi caldi del Paleogene e ambienti tropicali

Durante il Paleogene, la Terra attraversò un periodo di clima caldo e umido, con temperature medie globali superiori a quelle attuali. L’evento più rappresentativo è il Massimo Termico del Paleocene-Eocene (PETM), un rapido aumento delle temperature verificatosi circa 56 milioni di anni fa, probabilmente causato dal rilascio massiccio di carbonio in atmosfera. Tale incremento portò a un’espansione significativa degli ambienti tropicali, estesi anche nelle regioni che oggi registrano climi temperati o freddi.

In queste condizioni prosperavano foreste pluviali, mangrovieti e vegetazione tipica delle aree equatoriali. Le zone polari erano prive di ghiaccio e caratterizzate da foreste latifoglie con fauna adattata a climi miti. Le correnti oceaniche, meno stratificate rispetto a quelle moderne, favorivano la distribuzione uniforme del calore, contribuendo alla stabilità di ambienti ricchi di biodiversità.

Le specie animali rispondevano a queste condizioni con una spiccata diversificazione. Mammiferi arboricoli, primati primitivi, ungulati e piccoli carnivori trovavano un’abbondanza di risorse alimentari. L’elevata temperatura, unita all’umidità, favoriva una rapida evoluzione delle piante da fiore, che colonizzavano nuovi habitat favorendo la coevoluzione con insetti impollinatori.

Raffreddamento globale e prime glaciazioni nel Neogene

Con l’avanzare del tempo geologico, la Terra sperimentò una graduale diminuzione delle temperature medie. Il raffreddamento iniziò già nell’Oligocene e si intensificò nel Neogene, portando alla formazione delle prime calotte glaciali permanenti in Antartide. Questo processo fu legato al progressivo isolamento del continente antartico, dovuto alla formazione del Passaggio di Drake e alla riorganizzazione del sistema delle correnti oceaniche.

Il Neogene vide oscillazioni climatiche più accentuate, con cicli di riscaldamento e raffreddamento che influenzarono fortemente la biodiversità. La diffusione delle praterie fu uno dei cambiamenti ambientali più rilevanti: queste nuove distese erbose sostituirono le foreste in molte regioni dell’Eurasia, del Nord America e dell’Africa. Tale trasformazione portò allo sviluppo di erbivori più grandi e veloci, dotati di dentature più adatte alla triturazione di erbe silicose.

La progressiva aridificazione di alcune aree contribuì alla formazione di habitat come savane e steppe, mentre altre regioni rimasero coperte da foreste boreali o boschi temperati. Gli oceani risposero ai cambiamenti termici con variazioni nella produttività del plancton, fenomeno che influenzò la catena alimentare marina e favorì la diffusione di nuovi gruppi di cetacei.

Effetti dei cambiamenti climatici su flora e fauna

Le oscillazioni climatiche dell’ex Terziario ebbero effetti profondi sulla flora e sulla fauna, modellando l’evoluzione delle specie attraverso pressioni selettive progressive.

Dal punto di vista vegetale, le foreste tropicali e subtropicali del Paleogene cedettero spazio a praterie, boschi temperati e aree più aride durante il Neogene. L’espansione delle angiosperme fu accompagnata dalla diversificazione di erbivori che svilupparono arti più lunghi per muoversi rapidamente negli spazi aperti. Le piante, trasformate dall’esposizione a nuovi regimi idrici e climatici, adattarono le foglie, le radici e i cicli di crescita a condizioni più variabili.

Gli animali risposero a queste trasformazioni con innovazioni anatomiche e comportamentali. Gli erbivori evolsero dentature più complesse, mentre i carnivori acquisirono maggiore agilità per inseguire prede in territori aperti. Nei mari, i cambiamenti delle temperature e delle correnti portarono alla diffusione di nuove specie di cetacei, pinnipedi e squali. Alcune specie svilupparono sensi più acuti, strutture fisiche adatte al nuoto veloce o capacità di caccia collaborativa.

Insieme ai cambiamenti biologici, il clima influenzò anche la distribuzione geografica delle specie, creando zone di migrazione e barriere ecologiche. Alcune famiglie animali riuscirono a espandersi in nuovi continenti, mentre altre scomparvero a causa dell’incapacità di adattarsi alle nuove condizioni ambientali.

Trasformazioni geologiche dell’epoca terziaria

La Terra attraversò una fase di intensa attività geologica, con la formazione di importanti strutture ancora oggi presenti. Il movimento delle placche tettoniche modificò la forma dei continenti. L’Atlantico si allargò ulteriormente mentre antichi mari interni si chiusero, influenzando la circolazione delle correnti marine.

La collisione tra la placca africana e quella eurasiatica portò alla crescita delle Alpi. Gli incontri tra la placca indiana e quella eurasiatica contribuirono all’innalzamento dell’Himalaya. Processi simili diedero origine alle catene montuose dell’Italia centrale. Molte regioni si trasformarono, passando da bacini lacustri a sistemi fluviali complessi. Le coste modificarono la loro forma in base ai cambiamenti del livello del mare e agli spostamenti delle placche.

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